Cenni storici

L’U.S.I. nacque nel 1912 per opera di ampi settori di lavoratori fuoriusciti dalla C.G.L. già dal 1906, ritenendola poco conflittuale e troppo asservita al Partito Socialista. All’U.S.I. aderirono rapidamente centinaia di migliaia di lavoratori e tutte le camere del lavoro più di sinistra (tra cui, in Emilia, le Camere del Lavoro di Bologna, Modena, Parma, Piacenza e Ferrara). Durante i suoi primi anni di vita l’organizzazione fu impegnata in una serie di lotte tendenti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, senza mai trascurare l’impegno antimilitarista che la caratterizzerà nel corso di tutta la sua storia. Alla vigilia del primo conflitto mondiale fu attraversata, come le altre organizzazioni della sinistra, dal fenomeno dell’interventismo. Espulsi coloro che, al suo interno, si erano schierati per l’intervento militare dell’Italia contro l’Austria e la Germania (De Ambris, Corridoni e, in un primo tempo, Di Vittorio), l’U.S.I. continuò, sotto l’impulso di militanti quali Borghi e Meschi, a propagandare coerentemente l’antimilitarismo. A guerra conclusa, nel corso delle lotte che portarono il paese molto vicino alla rivoluzione sociale, l’organizzazione raggiunse la sua massima consistenza numerica (circa 500.000 iscritti). In quel periodo aderì all’A.I.T. (Associazione Internazionale dei Lavoratori) cui è ancor oggi affiliata la maggior parte dei sindacati autogestionari esistenti a livello mondiale. Soppressa nel 1926 dal regime fascista, l’U.S.I. continuò a vivere nell’esilio e nella clandestinità, partecipando alla rivoluzione spagnola del 1936 in appoggio al sindacato C.N.T. e, attraverso l’impegno dei suoi militanti, alla resistenza antifascista. Nel secondo dopoguerra, con l’avvento della repubblica, coloro che avevano militato nell’U.S.I. rinunciarono, inizialmente, a ricostituirla, per collaborare invece alla costruzione del sindacato unitario C.G.I.L.. Solo nel 1950, con la rottura dell’unità sindacale, alcuni di loro ricostituirono l’U.S.I., che però, fino alla fine degli anni sessanta, fu realmente attiva solo in poche regioni italiane. Nel corso degli ultimi trent’anni, attraverso numerose traversie, l’organizzazione è stata faticosamente riattivata. Oggi l’U.S.I.-A.I.T. si presenta come sindacato autogestionario, che si caratterizza per la struttura organizzativa libertaria e federalista (sindacato autogestito), per il suo impegno a favore dell’autorganizzazione dei lavoratori (alla quale, ogni qualvolta è possibile, non intende sostituirsi), per la prospettiva in cui si muove, che rimane quella della costruzione di una società socialista e libertaria.

Tra i suoi obiettivi principali figurano la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un reddito minimo garantito per i disoccupati, la difesa della sanità, dell’istruzione e della previdenza pubblica, la smilitarizzazione del paese.

 

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